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Fatemelo scrivere da coach e non da cronista alla cronaca ci penserá qualcun altro. É quasi l'una del mattino di domenica 27 Marzo e guido verso casa e verso la fine di una lunga giornata iniziata quasi 18 ore prima. Sono stanco ma soddisfatto; ripenso alla giornata, alle cose che sono successe e a quelle che potevano succedere in questa lunga maratona attraverso i Campionati Italiani di Napoli 2011 che ci hanno regalato due titoli italiani, un argento e due bronzi. Penso anche alla sfortuna e al rammarico per non essere riusciti a fare qualcosa di meglio e a portare a casa ben altri traguardi, ma sono gia con la testa alle cose da fare e da programmare, al lavoro da far svolgere in palestra. Rallentiamo. Ripartiamo. Abbiamo iniziato presto stamattina e come al solito alle 11.00 eravamo al Palabarbuto pronti ad attendere le chiamate delle varie categorie per iniziare a sognare: il numero di atleti é impressionante e inizio a fare un pó di conti sul tempo che occorrerá per le varie gare e cercare di evitare di far accumulare lo stress dell'attesa e mi rendo subito conto che sará una lunga giornata con tempi di attesa che sfiorano le 4/5 ore. Angelica é la prima a scendere sul tatami. Come al solito le parlo prima del match e cerco di capire cosa sente e mi accorgo che é evidentemente tesa e preoccupata. Sente la gara ancora di piú delle altre volte ma vuole arrivare fino in fondo e vuole riprendersi ancora una volta il titolo italiano e lo fa vedere bene negli incontri eliminatori: prende botte ma va avanti come un treno e arriva in finale. Di fronte a lei ancora una volta Antonella Esposito, campionessa mondiale di semi e salita di categoria: la rivincita di Catania. A differenza di Catania peró ora Angelica combatte a viso aperto e cerca di prendere le misure con le braccia ma la gamba di Antonella é sempre la a saettare e a mettere punti con estrema velocitá. Angelica non molla di un millimetro e inizia a calciare anche lei ma sente l'avversaria e la teme: i calci le servono per piazzare le braccia di cui si fida maggiormente ma ogni volte mette a rischio il bersaglio e Antonella non se lo fa ripetere. Finisce la gara e Angelica si veste d'argento ma la delusione é mitigata dalla vittoria nella kick dove invece sale sul gradino piú alto. Passa un'eternitá e la macchina organinzzativa si applica per velocizzare le gare spostando categorie da un tatami all'altro e io rincorro ogni gara dei miei ragazzi per dare loro il massimo supporto. Tocca a Federica nella kick. Le chiedo solo di fare bene, di essere aggressiva e combattiva piú del solito e lei non mi delude: aggredisce l' avversaria martellando con i low kick e piazza punti di braccia terminando sempre in uscita. Quando l'altra cerca di recuperare Chicca la tiene a distanza e poi riprende a macinare. Arriviamo in semifinale e anche qua iniziamo molto bene: Federica é leggermente piú alta e fa valere il suo allungo stoppando sempre l'avversaria con il kick all'interno coscia. Poi succede quello che non deve succedere, l'imprevisto che in questo caso si chiama infortunio: prende una brutta botta sul collo del piede e in pratica Chicca si ferma. Non calcia piú con la gamba anteriore, é statica e anche il suo pugilato perde di efficacia visto che ha problemi a distribuire bene il peso. L'avversaria non se lo fa ripetere due volte e si riprende con gli interessi ció che aveva perso. Alla fine é terza ma tutti li intorno commentano di aver visto una finale anticipata. La faccio sedere e vediamo il piede che fa male: metto ghiaccio e Voltaren e decidiamo di vedere come va a finire: tra 1 ora c'é il light e lei non se lo vuole predere. Intanto iniziano Simone e Antonio. Tesi e quasi in trance, decisamente 9 ore di attesa (la categoria -80 inizia alle 20.00 !) sono troppe. Parlo a tutti e due e li faccio riscaldare: chiedo loro di concentrarsi su quello che abbiamo fatto in palestra e di ricordare di non ripetere gli errori su cui abbiamo lavorato. L'avversario di Simone tarda ad arrivare e lui é una maschera di tensione ma poi inizia. Deciso e preciso Simone va avanti apparentemente senza stancarsi mettendo a segno un ottimo pugilato e buone cose con le gambe ma poi, al quarto di finale, qualcosa si inceppa. Commette un unico errore: concede all'avversario di restare vicino a lui come punti e accetta gli scambi e a soli 40 secondi dalla fine Simone é avanti per soli 2 colpi. Due assalti e il tempo corre: Simone ora é sotto e non ce la fa a recuperare. Mannaggia! Antonio non é da meno e parte alla grandissima: si concede addirittura atteggiamenti quasi di spavalderia ma anche lui si ferma ai quarti; prende un bel colpo a si disorienta e non riesce piú a essere lucido e preciso. Peccato anche per lui.Ora non c'é pausa. Chicca di light ci prova dando fondo a tutto il suo spirito belligerante ma anche qua ci fermiamo alla semifinale: il piede le fa male da morire e proprio non ci riesce. La fermo alla fine del primo round e la porto dal medico. Inizia alle 21.00 la favola di Umberto. A Catania ci siamo fatti una promessa e il titolo lo vogliamo tutti e due e Umberto fa la sua parte fino in fondo. Aggredisce letteralmente gli avversari e non li molla mai, di braccia o di gamba non importa lui VUOLE arrivare alla fine. In finale troviamo Biagio Dugo. Si conoscono, si rispettano ma non si temono e si affrontano a viso aperto. Urlo a Umberto di prenderlo sulle diagonali dove é meno reattivo e di non mollarlo mai, Biagio risponde calciando stretto e cercando di anticipare Umberto. Finisce il primo round: gli fanno male le gambe e non gli do consigli ma gli ricordo quello che abbiamo fatto fino ad ora, quanto abbiamo sudato per essere la "ci sono i tuoi compagni a bordo tatami, fallo per te e per loro". Sono le ultime cose che gli dico, poi lui si alza e inizia combattere. Finisce il round, verdetto, la mano di Umberto si alza ed esplodiamo tutti in un urlo e in un abbraccio liberatorio. Sono le 22.30 passate e vincitori e vinti ci troviamo tutti sotto al podio in un "terzo tempo" esemplare e spontaneo a scambiarci complimenti a vicenda e a fare le foto della premiazione dell'ultima gara della giornata. Si spengono le luci del Palabarbuto e torniamo a casa. É passata mezzanotte quando cambio a Federica l'ennesima borsa del ghiaccio, le guardo il piede gonfio e spiego a come fare con le prossime fasciature. É ancora arrabbiata per non essere riuscita a finire la gara di light. É quasi l'una di notte e sono soddisfatto perché abbiamo fatto bene in una gara importantissima, sono soddisfatto indipendentemente da quello che portiamo a casa e da quello che potevamo fare perché ho la fortuna di avere una gran bel gruppo di ragazzi e ragazze che non si sono risparmiati e non si sono mai tirati dietro e che ci hanno tutti creduto fino alla fine. Bravissimi tutti !!! |